Prospettive ed obiettivi per le Olimpiadi di Pechino durante il workshop "Il bello dello sport"
Anche se non premia il calcio, i campionati europei hanno fatto comunque capolino durante la prima edizione del 'Premio Casinò di Saint-Vincent per lo Sport', organizzato lunedì 16 giugno dalla Casa da gioco valdostana insieme a Maurizio Costanzo, direttore delle manifestazioni di prestigio del 'Casino de La Vallée'.
Si è parlato della Nazionale di Donadoni nel workshop 'Il bello dello sport', moderato dallo stesso Costanzo, con la presenza del presidente del 'Coni', Giovanni Petrucci, di Nino Benvenuti, campione del Mondo dei pesi medi e dei giornalisti Giancarlo Dotto, Antonio Ghirelli, Piero Valesio ed Umberto Zapelloni: «non voglio fare pronostici - ha esordito Petrucci, riferendosi ai prossimi Giochi olimpici - lo sport italiano è vincente ed abbiamo una buona rappresentativa soprattutto nella scherma, nel tiro, nella canoa e nel canottaggio. Oggi siamo competitivi in molte discipline in cui gareggiamo puntando anche all'oro. Non nego che in Cina sarà molto difficile, ci saranno molti atleti locali che partecipano a tutto, negli anni abbiamo visto che hanno ampliato la propria capacità: ad esempio nella scherma, nei tuffi e nella ginnastica sono primi in quasi tutte le specialità».
Non dimentichiamo il fatto di giocare in casa - ha aggiunto Nino Benvenuti - ricordo quando, a Roma, vinsi tre medaglie d'oro ed è un fattore che, chi partecipa, deve tenerne conto. Alle Olimpiadi non c'è un verdetto preordinato, un atleta si rivela per il proprio valore assoluto, che arriva anche da una preparazione psicologica. Nel pugilato non partiamo male, abbiamo due campioni del Mondo dilettanti ed una medaglia di bronzo che fanno ben sperare».
«Lo sport è bello anche da raccontare - ha spiegato Antonio Ghirelli - dipende come lo si fa, non è solo tecnica e tattica, è un grande romanzo, l'unico romanzo ottocentesco che sia rimasto in vita. Quello che non capiscono molti presidenti è che il bello dello sport è soprattutto la sorpresa: agli Europei di calcio, ad esempio, questo fattore è rappresentato da Fabio Cannavaro, perché è difficile che un giocatore con un incidente così maledetto decida di non andare a casa e stare vicino ai suoi compagni oltre a Gigi Buffon, un uomo spiritoso che si è scusato dopo la prima sconfitta vergognosa. Dopotutto gli sportivi sono uomini, come gli arbitri, che sbagliano o come quel giocatore delizioso, Gianluca Zambrotta che ha quasi fatto autogol».
Durante il Il workshop si sono quindi spostati i riflettori tra il pubblico, con gli interventi di numerosi campioni presenti in platea nella 'sala Monte Rosa' del Centro congressi del Grand Hôtel Billia: «io sarò anche a Pechino per promuovere la scherma - ha raccontato Edoardo Mangiarotti, sei medaglie d'oro, cinque d'argento e due di bronzo fra il 1936 e il 1960, il più grande schermidore di spada di tutti i tempi - e spero di stare meglio perché ho recentemente avuto un ictus che mi limita nel parlare. Le previsioni sono positive, anche se il fioretto maschile non parteciperà, per la malaugurata idea del Comitato olimpico di sorteggiare le discipline. Valentina Vezzali è una campionessa straordinaria con una mentalità vincente. E' importante avere fiducia in sé stessi, sapere quanto si vale ma soprattutto non temere gli avversari, contiamo di portare allo sport italiano quel valore che abbiamo sempre offerto».
«La mia soddisfazione personale - ha aggiunto Andrea Lo Cicero, il pilone catanese in forza ai parigini del 'Racing Metro' - è stata quella di giocare per cinque volte nei 'Barbarians' (la squadra inglese all-stars di rugby alla quale si accede solo per invito, n.d.r). Nello sport bisogna credere nei propri mezzi e cercare di essere sempre un modello per gli altri. Nel rugby il fairplay è stato importato dal calcio: è uno sport molto duro sia per gli scontri fisici sia perché mentalmente dagli infortuni è necessario riprendersi subito. Il nostro pubblico è diverso, quando ci sono gli incontri con le Nazionali, si cercano di fare gemellaggi con la Scozia, con la Nuova Zelanda e dopo la partita ci si trova a bere una birra senza fare danni. Dobbiamo pensare ai più giovani: per dare un cattivo esempio tanto vale che e ne stiamo a casa e non facciamo più sport».
«Nella scherma e nella pallavolo si vince così tanto perché abbiamo bravi allenatori - ha spiegato Dorina Vaccaroni, campionessa olimpica nel fioretto e ciclista vincente - quando ho deciso di salire in bicicletta la scherma mi ha aiutato, ho partecipato a cinque gare ed ho vinto: non capisco come sia successo, ho lasciato indietro ragazzi di vent'anni».
«Io sono brutto, mentre lei è il bello - ha aggiunto Andrea Lucchetta, pallavolista pluricampione del mondo - ma i brutti e simpatici sono forti nello sport. Ho vinto tanto perché bisogna avere la cultura della sconfitta e saper perdere, trovando la strategia e l'umiltà per stare il più possibile in gara. Negli anni '80 quando prendevamo i tre a zero dalla Russia, il lavoro della Federazione ci ha permesso di arrivare tra l'89 e il '92 alla consacrazione di un gruppo che doveva essere vincente, ma lì non abbiamo neppure avuto la possibilità di giocarci la medaglia perché non avevamo saputo prepararci in palestra. Alle Olimpiadi chiesi scusa a tutto il movimento, ad ogni singolo atleta e dirigente che aveva riposto in noi le sue speranze ma non potevamo mollare perché un mese dopo c'era la 'World league' a Genova. Con il tecnico di allora abbiamo poi ragionato per una notte ed alla fine abbiamo vinto ma sono stato allontanato perché non era piaciuto questo modo diretto di parlare. Il grande gruppo sa fare retromarcia e tornare in palestra a lavorare duro, mantenendo un componente che ha memoria storica per continuare: grazie a questo la Nazionale di pallavolo ha potuto continuare a vincere, avendo sempre un "totem" che ricordava ai giovani il sacrificio e di lavorare con umiltà. Come ha detto Lo Cicero, questo è il modello che dobbiamo avere di fronte ai bambini ed a chi ci guarda».
«Andiamo a Pechino con grandi speranze - ha dichiarato Klaus Dibiasi, il più grande tuffatore italiano insieme a Giorgio Cagnotto - noi, due campioni li abbiamo, il terzo posto è per il resto del mondo. Tania Cagnotto ha imparato da suo papà ed i cinesi sono preoccupati, visto che hanno affiancato gli psicologi alle loro squadre. Loro sono bravissimi a organizzare feste spettacolari, anche se sono stati chiusi per millenni e non possiamo pretendere tutto in un anno: lo sport è un inizio di dialogo. Anche in queste Olimpiadi ci sono diversi errori: quello più macroscopico è rappresentato dal costume da bagno integrale che aiuta. Non si dovrebbe omologare un tessuto che non può essere a disposizione di tutti, secondo me nel nuoto si dovrebbe gareggiare con il costumino, lo slip e basta».
«L'augurio è che ci sia una certa libertà di informare su ciò che accade a Pechino - ha concluso Umberto Zapelloni, vice direttore della 'Gazzetta dello Sport' - si discute ancora se sia giusto andare o non andare in Cina. Certo, le Olimpiadi sono sempre un messaggio di pace, possono aiutare ma ricordo quello che era successo ai giochi di Mosca. Speriamo che si possa sgretolare un altro muro che la Cina si è tirata attorno».





